A Nembro esiste un posto stupendo: la Cascina solidale Terra Buona, che quest’anno compie 20 anni. Un esperimento (pienamente riuscito, dato il superamento della maggiore età) di vita condivisa tra famiglie, aperto al territorio, all’esterno, alla convivialità ma anche all’accoglienza di chi la necessita. Ma non solo. Quindi per evitare di omettere cose che sarebbero da citare pienamente, prossimamente scriverò qualcosa a riguardo. La ricorrenza ventennale lo necessità.

La cascina, in aggiunta a tutto quello che è e fa, ospita la Pastasciutta antifascista organizzata dalla sezione Anpi di Alzano Lombardo (la cui attività sociale si estende anche a Nembro).
Ma che cos’è la Pastasciutta antifascista?
Il 25 luglio 1943 Mussolini viene sfiduciato dai fascisti stessi nel Gran consiglio del fascismo. È il momento in cui Mussolini viene formalmente destituito dall’assemblea che ha votato a maggioranza l’ordine del giorno di Dino Grandi. Proprio quel 25 luglio, la famiglia Cervi di Campegine (Reggio Emilia) preparò 380 kg di pasta al burro e parmigiano comprati a credito offrendone un piatto a tutta la popolazione del paese e delle campagne vicine. Era una famiglia contadina quella dei sette fratelli, figli di Alcide e Genoveffa, strenui oppositori del fascismo. Si chiamavano Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio ed Ettore: sarebbero stati uccisi l’anno successivo per la loro intensa attività antifascista. Ma torniamo a noi: la pastasciutta.
Un’occasione di aggregazione ma anche un mezzo per diffondere convivialità e valori contrari a quelli che proponeva il regime: il piatto è semplice, oggi diremmo con un po’ di stizza «è solo pasta in bianco» ma anche dietro burro&parmigiano si cela un significato profondo di unità e lotta per la libertà.
E poi al Pnf, al regime fascista e ai suoi più strenui sostenitori, la pasta non piaceva molto. Anzi. Filippo Tommaso Marinetti scrisse anche di come la pasta infiacchisse gli italiani ed era un simbolo portatore di stereotipi negativi più che di virtù positive (per chi volesse informarsi sul delirio futurista di Marinetti, cliccando qui può leggerlo). Lo spirito autarchico nazional-fascista imponeva la consumazione del riso, quella sì una coltivazione tutta italiana. Ecco perché anche un semplice piatto di pasta, condiviso con altre persone, rappresenta un’occasione certo simbolica ma che riafferma i valori della lotta di Liberazione, dell’antifascismo, della Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza. E anche di socialità, condivisione, cooperazione. Tutto questo in un piatto di pasta.
E scusate se è poco.
Qui qualche foto (rigorosamente brutte, storte e fuori fuoco) della serata di ieri.
FotoStorte Production.
Lo scorso anno, primo per me di permanenza bergamasca, decennale della fondazione del circolo Anpi Nascimben che avevamo fondato a Tor Bella Monaca, scrivevo a proposito della Pastasciutta antifascista a Nembro:
«È il 26 luglio 2025, sto entrando alla Cascina Terra Buona a Nembro: c’è uno striscione dell’Anpi affisso sulle staccionate del primo piano che dà sul cortile interno: sento di stare nel posto giusto. Una sensazione forse espressione di quando si dice “essere compagni”: quella sensazione che ti fa sentire a casa ovunque. Specie ora che dobbiamo sperimentare un nuovo modo d’esserlo, compagni, per sopravvivere alla Babele culturale di un’area che parla mille lingue ma che stenta a trovare una koinè di cui avrebbe disperatamente bisogno».
Ho sentito di essere nel posto giusto ancor di più che dello scorso anno. Anche perché con me stavolta c’erano anche: mia moglie Maria, Dano, Giulia, Michel e Bianca.














